MONTE ORTIGARA

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MONTE SACRO ALLA PATRIA E DI NOI ALPINI

All'Ortigara

Una fotografia che da sola rende il senso di questo calvario

 

La Storia

 Il Calvario degli Alpini sull'OrtigaraIl Calvario degli Alpini sull'OrtigaraIl Calvario degli Alpini sull'Ortigara

 

Per tutto il conflitto l'Ortigara fu, per il comando italiano, un baluardo strategico da valicare. Per questo nel 1916 e 1917, venne più volte attaccato, ottenendo quale risultato, una vera ecatombe di poveri Alpini e Soldati falcidiati dalle innumerevoli mitragliatrici presenti, oltre che dai tiri dei fucili precisi Austriaci. L'assurdo fu che, nonostante la tragica esperienza passata già nel 1916, nello stesso periodo dell'anno successivo, si sia ripetuta la stessa drammatica storia dell'anno precedente, come fosse una fotocopia.

 

Giugno 1916

Assegnati al XX Corpo d'Armata, si riunirono nel Gruppo Stringa (prese il nome dal Colonnello Pirio Stringa che ne fu il Comandante) i Battaglioni Alpini Val Maira, Monviso, Argentera, Morbegno, Cenischia, Saccarello, Bassano e Sette Comuni.

Il 16 giugno 1916 alle ore 6 iniziò la controffensiva alla Strafexpedition, che non incontrò notevoli resistenze, finchè non si arrivò lungo la linea arroccata e di posizione assunta dagli Austriaci che, partendo da Roana, attraversava la Val d'Assa, proseguendo per il Forte Interrotto, Monte Zebio, Forno, Passo dell'Agnella, Ortigara fino a raggiungere la Valsugana. Gli Alpini arrivano fino in prossimità delle difese austriache. Gli esploratori mandati cautamente in avanti, riferiscono che le zone da assalire sono impossibili per forti reticolati presenti e per una massiccia presenza di austriaci. il Comandante del Btg. Sette Comuni Milanesio, pensa ad una azione diversiva per permettere a quella principale poi, di arrivare dove indicato. Parte la 94 Cp che conterà parecchi feriti e Caduti al termine dell'azione. Qui si cerca di conquistare la cima cd. dei Castelloni S. Marco. Tutto avviene in prossimità della quota 1720. Al Fontanello nel frattempo la 145 Cp del Sette Comuni arriva in aiuto della 94. L'azione diversiva è in atto. Nel frattempo, ignari di quanto stava per accadere, truppe si ammassavano vicino ai Castelloni. Alle 12:00 la 145 e 94 partono all'attacco del Fontanello e nel contempo la 144 parte all'attacco inaspettato sui Castelloni. Gli Alpini saltano e invadono in diversi punti le trincee. Inutili le numerose richieste di rinforzi compiute dagli Austriaci. I Castelloni sono così passati di mano agli Italiani. Nel frattempo anche Monte Magari venne conquistato.

Il 17 giugno 1916. E' l'alba.

La 234 del Btg Val Cenischia è la prima da avanzare. La segue la 145 Cp del Sette Comuni, mentre la 144 rimane ai Castelloni. Si tenta la conquista di Cima Isidoro. A Buso la 145 incontra colpi sparati dagli Austriaci che poi frettolosamente abbandoneranno la postazione per arroccarsi sul Crepaccio. Qui arriveranno tre plotoni della 145 nel tentativo di far retrocedere le forze difensive Austriache. Cosa che avverrà a costo di gravi perdite. La 234 che nel frattempo aveva occupato la Cima Isidoro ad Oriente, verrà a ricongiungersi con il Sette Comuni. Successivamente un forte contrattacco Austriaco portato dalle 15 alle 16 viene respinto.Tutti i reparti rimangono attestati sulle posizioni prese.

Dal 18 giugno 1916 in poi.

Il 18 è caratterizzato da abbondanti pioggie e le intemperie e il freddo, non aiutano di certo gli Alpini, già provati dai combattimenti dei giorni precedenti. Dal 18 al 22 i battaglioni sono privi di collegamento che ripristineranno solo alla fine di quest'ultimo giorno. Arriva anche ad affiancare il Gruppo Stringa quello Sapienza (anche questo prende il nome dal suo Comandante Col. Sapienza) nei Btg. Mercantour, Clapier, Cividale, Val Natisone, Matajour. A due Km e ottocento metri dalle postazioni conquistate il Caldiera. Alle ore 8 del 26 giu. 1916 il Sette Comuni si dirige a Cima Campanella. La 144 procede avanti seguita dalla 145. Tra le due la 94 nel mezzo. Gli Austriaci dimostrano di non tenere particolarmente alla cima che poco dopo abbandoneranno. Le artiglierie Austriache per dar modo che le difese sull'Ortigara vengano assestate e preparate, rallentano con i loro colpi l'avanzata. Per un disguido la 144 parte ad attaccare il Caldiera e non vi è al suo fianco il 94 fermo tra la Campanella e il Caldiera e il 145 fermo sulla cima conquistata della Campanella. In una confusione unica varie compagnie dirottate verso il Caldiera cercano di sostenerne l'attacco. Sono le prime ore del pomeriggio. Il primo assalto all'arma bianca della 144 costerà oltre 50 morti. Plotoni della 145 di ricalzo aiutano la 94 e 144. Ancora nel pomeriggio altri assalti. Nel frattempo avanza anche tutto il Sette Comuni. Gli Austriaci compresero che l'aggiramento oramai era prossimo e che poco avrebbero potuto. Quindi per proteggere la via di ritirata lasciano a morire pochi dei loro perchè la coprissero. All'imbrunire il Val Cenischia e Sette Comuni arriveranno a conquistare il Caldiera.

Dalla fine di giugno alla fine di luglio 1916.

Arrivati sul Caldiera gli Alpini procederanno ancora in quell'area di attacco che diverrà la tomba degli Alpini tanto nel 1916 che 1917. Tutto si svolgerà tra il passo dell'agnella, Campigoletti e Agnelizza. Tra il trenta e primo luglio, di notte inizia l'attacco. Vengono falcidiati. Successivi tentativi porteranno questi eroi alla base della fatidica quota 2101. Avranno lasciato però dietro loro centinaia di Caduti loro Compagni. Si arriverà, dopo continui inutili carneficine al 6 di luglio, quando ancora i reticolati erano privi di varchi. Quei pochi ottenuti sarebbero stati coperti dai tiri diretti delle mitragliatrici che attendevano senza difficoltà alcuna che gli si parassero davanti. La mancanza di copertura di atriglieria, il terreno insidioso e difficile tutto allo scoperto, le difese inespugnabili Austriache ben localizzate e coperte nella roccia e da gallerie, le artiglierie che colpivano con precisione le avanzate degli Alpini, fecero si che tutti i tentativi perpretati contro l'Ortigara portassero solo ad aumentar eil numero dei Caduti. Il lettore mi creda qui quando dico, che mi è impossibile continuare a illustrare la storia e gli avvenimenti che accaddero in quei giorni, questo perchè ogni uno purtroppo, fu la fotocopia di quello precedente. Le quote 2101 e 2105 erano sempre là in alto. A loro difesa numerose mitragliatrici e fucilieri preparati. Gli Alpini dovevano attaccare dal basso sotto il tiro preciso degli Austriaci. Se varchi si aprivano, questi prontamente erano coperti dal tiro degli Austriaci. Una vera mattanza. Il comando incapace continua a ordinare che le posizioni degli Austriaci dovevano essere conquistate in qualunque modo. Durante i numerosi attacchi vedere i propri compagni cadere uno dietro l'altro, certo non erano motivo di incoraggiamento. E ancor più ritrovarsi alla fine sempre al punto di partenza. Così, dopo due mesi, si venne a concludere la prima battaglia dell'Ortigara tra migliaia di corpi rimasti sul terreno. Si vada a ripercorrere queste valli e le tanto agoniate quote una volta letta e compresa la storia e le vicissitudini. Solo così sarà possibile comprendere.

 

Dal 10 al 25 giugno 1917

 

In questo periodo Cadorna fece nuovamente ordinare l'attacco all'Ortigara.

Questo si rese necessario perchè dopo la strafexpedition gli Austriaci si arroccarono in posizioni strategiche importanti che avrebbero potuto colpire alle spalle le armate del Cadore, Carnia ed Isonzo. La linea rafforzata austriaca partiva dalla Val d'Assa (Roana) e seguiva i Monti Rasta, Zebio, Colombara, Forno, Chiesa, Campigoletti, e Ortigara.

Al XX e al XXII Corpo d'Arrmata spettava rompere tale linea rafforzata. Ma gli Austriaci non furono sorpresi in considerazione delle dominanti posizioni prese. Anzi, le batterie austriache potevano ben colpire le avanzate italiane in campi così aperti e visibili al tiro.

Dopo un martellante bombardamento delle cime da parte delle batterie italiane, alle ore15 del 10 giugno iniziava l'attacco. Il XXII sul lato sud incontrò una forte resistenza che gli impedì di avanzare. Sul lato nord la 52° divisione con 18 battaglioni di Alpini divisi in due colonne (Cornaro e Di Giorgio) ebbe un iniziale successo. La prima colonna attraversava la Valle dell'Agnella tentando di conquistare le cosiddette "Opere Mecenseffy" per arrivare al Costone del Ponari e monte Campigoletti. Il battaglione Mondovì arrivò sul Corno della Segala mantenendolo grazie all'inteverento dei Btg. Ceva, Val Stura. Il Vestone e Bicocca superò tra molte perdite la prima fila di reticolati, del Costone del Ponari.

La colonna di Giorgio iniziò con due ondate. La prima composta dai Btg. Bassano, 7 COMUNI, Baldo e Verona e dopo la seconda ondata dei Btg. Mercantour, Clapier, Arroscia, ellero, e in riserva Spluga, Tirano, Saccarello, val Dora e 9° Reggimento Bersaglieri La Di Giorgio scese nel vallone dell'Agnelizza, e si divise in due tronchi. Il Btg. Bassano risalì il passo dell'Agnella verso quota 2.003 e 2.101, e il 7 Comuni dopo aver cantato l'inno di mameli si diresse verso quota 2.105 il più fortificato.

Il Bassano arrivò stremato e decimato a quota 2.003 lasciando una infinità di Alpini nella vallata. Continuò verso la quota 2.101 detta cima le Pozze. Impossibile avanzare. Arrivano in aiuto i Btg. Val Ellero e monte Clapier. La quota 2.101 viene presa. Stiamo parlando di metri dove centinaia di uomini diedero la vita. Tentativi di arrivare a quota 2.105 rimasero infruttuosi. La 52° divisione perse 35 ufficiali e 280 militari. I feriti furono 1874 e 309 i dispersi.

Di notte dal Monte Campanaro e fino all'alba i Btg. Tirano e Monte Spluga attraversarono il vallone e caddero a centinaia. Tentarono da quota 2.101 (cima Le pozze) di portarsi verso cima Dieci e il Portule. Venne l'ordine di arrestarsi sulle posizioni prese.

Alle 16 ricominciò quello che passerà alla storia come il Calvario degli Alpini. I Battaglioni Verona e Sette Comuni si sacrificarono nei continui attacchi contro Cima Ortigara, mentre i Battaglioni Val Arroscia e Monte Mercantour si decimarono contro le fortificate "Opere Mecenseffy". I Battaglioni Tirano e Monte Spluga riattaccarono il Passo di Val Caldiera e la Cima Dieci ad ovest dell’Ortigara e raggiunsero, a prezzo di tanti Caduti, le posizioni nei pressi di Passo di Val Caldiera, ma immediatamente si ritirarono per evitare l'accerchiamento.. Alle perdite del giorno precedente si aggiunsero 12 ufficiali morti, 12 feriti e 1 disperso, 54 militari morti, 420 feriti, 54 dispersi (prigionieri o annientati dalle bombe).

I battaglioni Valtellina, Saccarello e Monte Stelvio eroicamente e tenacemente impedirono il contrattacco degli Austriaci che iniziò il 15 giugno. Persero la vita 229 militari, di cui 12 ufficiali, i feriti furono 944 e 271 i dispersi.

Il 19 giugno arrivò l'ennesimo ordine di conquistare la cima Ortigara, il passo Val Caldiera per arrivare al Portule. La colonna Cornaro iniziò da sud est, mentre la Di Giorgio forte anche del 4° Rgt. Fanti e del 9° Bersaglieri attaccò da nord est. Il 18 giugno fuoco di preparazione delle artiglierie italiane contro la cima. All'alba del 19 le truppe italiane sono pronte. Alle ore 6 dopo reiterati e numerosi attacchi, un piccolo gruppo di Alpini vide finalmente l'agoniata cima conquistata. Dietro di loro una ecatombe di amici lasciati sul terreno.

Troppo strategica era la posizione dell'Ortigara. Gli Austriaci quindi iniziarono la controffensiva per riconquistarla. Il 25 giugno 1917 alle 2,30 iniziò un forte tiro d'artiglieria che sconquassò la cima e i lati del Monte. Alle 2.40 aiutati anche dai tremendi lanciafiamme partì l'assalto. Alle 3,10 la cima fu riconquistata. Dal Comando Italiano arrivò un ordine insano e crudele privo di ogni logica. Con una volontà omicida si mandò al massacro gli ultimi presenti ordinando loro di riconquistare la cima. Il Battaglione Cuneo riprese quota 2.003 tenuta per soli quattro giorni. Poi venne catturato e inviato nei campi prigionia austriaci. Venne allontanato il Gen Mambretti per questa inutile carneficina causata dai suoi insensati ordini dati, che costarono la vita a oltre 12.633 uomini, dei quali ben 5.969 soltanto l'ultimo giorno.

 

Pianta dell'Ortigara

 

dettaglio zona le pozze

la Battaglia del 1917

 

 

chiesetta dell'Ortigara in prossimità Piazzale Lozze

Chiesetta Votiva ai piedi Monte Ortigara

prossimità Piazzale Lozze

Trincea Austriaca tra il Monumento ai caduti Austro Ungarici e che poi scende verso quota 2105

Trincea Austriaca in prossimità di quota 2101 e vicino al Cippo Commemorativo Caduti Austro Ungarici

 

Trincea Austriaca verso quota 2.105

Trincea Austriaca che porta verso quota 2105

 

 

veduta

Veduta della Valsugana dall'Ortigara

 

ritrovamenti

16 luglio 2006

Ritrovamenti di ossa di poveri Caduti e di uno scarpone presso le gallerie ricoveri Caldiera. Le Ossa sono state pietosamente lasciate all'interno della Chiesetta

 

Ex cimitero italiano

Ex Cimitero Italiano sul Caldiera

 

Un assalto alla vetta

 

La colonna Mozza dell'Ortigara simbolo per noi Alpini

La Colonna Mozza sull'Ortigara

l'eredità laciataci dai nostri Predecessori

Per non dimenticare...

 

 

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