EQUIPAGGIAMENTI NELLA GRANDE GUERRA

 

 

DEL REGIO ESERCITO

 

Questo l'equipaggiamento base equipaggiamento regio esercito 1915 1918

 

L'uniforme italiana era composta da:

Elmetto Adrian M 1915, giubba mod. 1909 in panno grigioverde con mostrine sul colletto che identificavano il Rgt. Pantaloni lunghi sempre in panno grigioverde con lacci di tenuta alla fine, su cui arrivavano le mollettiere. La giubba era indossata generalmente con cravatta a solino bianca su camicia bianca e gilet di panno grigioverde celati da sovrabottoniera. Sulla giubba si noti il rinforzo al livello superiore delle spalle e gli spallini detti anche salamini, o salsicciotti e manopole a punta. Tali per evitare lo scivolamento lungo le braccia del fucile portato in spall arm e/o movimenti delle cinghie, tascapane e dello zaino e vari appartenenti all'equipaggiamento. Sugli spallini era riportato il numero della compagnia con ricamo bianco su quadrato nero.

adrian 1916 Adrian mod. 1916

Elmo Arian M 1916 Bgt Macerata Rgt 122

Il modello italiano.

L'Italia, al momento dell'entrata in guerra contro gli Imperi Centrali, non disponeva ancora di un elmetto per le proprie truppe; venivano impiegati i berretti da fanteria, la lucerna dei Carabinieri Reali, il moretto da bersagliere, l'elmo dei Corazzieri e i colbacchi della cavalleria. Tra l'Ottobre ed il Novembre del 1915 apparvero sul fronte italiano i primi elmetti francesi Adrian mod.1915. Avevano i fregi francesi e la tinta originale grigio-blu e nizialmente vennero consegnati 6 elmi per compagnia Successivamente per uniformarli con la tinta della divisa mod.1907 , parte degli Adrian fu dipinta in grigio-verde conservando lo stesso sistema dell'imbottitura francese ma di diverso materiale e cioè non più di pelle nera e di feltro grigio-azzurro, ma di pelle marrone e di feltro grigio-verde e sprovvisti di fessure per l'inserimento del fregio. Nel 1916 l'elmo Adrian fu costruito interamente in Italia in due pezzi anzichè in quattro in modo che la calotta e le falde fossero tutt'uno e la crestina saldata elettricamente. Nonostante derivasse da quello francese l'Adrian italiano era di qualità inferiore, perchè la sua resistenza era minore e le rifiniture erano meno accurate. L'imbottitura poteva essere di pelle marrone con feltro grigio-verde oppure di tela cerata con feltro grigio-bianco. Su alcuni documenti ufficiali, tale elmo è chiamato elmetto Lippmann, ma, dato che il Giornale Militare Ufficiale, che fa sempre testo, non lo chiama in questo modo, ma, da giugno 1937, lo classifica addirittura come mod.1915 quindi è preferibile classificarlo come mod. 1915-16. Durante la grande guerra esso sostituì gradatamente il mod.francese 1915, ma entrambi accompagnarono il fante anche nel dopoguerra.

Come per la Francia anche in Italia furono applicati agli Adrian degli accessori protettivi come la maschera protettiva Dunand di produzione francese e il paraorecchi Lippmann. Questi ultimi erano delle piastre metalliche protettive provviste di imbottitura , applicate all'elmo tramite un cinturino di cuoio marrone; venivano sorretti da due passanti metallici. L'uso dei fregi fu abbastanza comune: esistevano tipi dipinti a mano o a mascherina, di colore nero; esisteva un enorme varietà di fregi perchè all'epoca non esisteva una normativa ufficiale codificata e spesso si seguivano criteri di reparto. L'elmo veniva equipaggiato anche di telini mimetici in tela bigia ricavate da teli tenda o tela e lana grigio-verde, avendo la funzione di eliminare il riflesso della luce. Nei telini venivano cuciti i fregi in stoffa o tela oppure venivano semplicemente dipinti. L'elmo del 1916 rimase in dotazione all'esercito italiano fino agli anni '30 dovre subentrò il modello 1933 rimasto in uso fino agli anni '80 sostituito poi dagli elmi NATO negli anni '90. Affrontando la guerra di trincea e seguendo l'esempio di altre nazioni in Italia fu realizzato l'elmo farina. Di forma ovale il farina era costituito da una cupola di acciaio leggero e una piastra antiproiettile verticale, formata da quattro fogli d'acciaio inchiodati. La piastra verticale poteva coprire sia la fronte che la nuca, a seconda di come veniva indossato l'elmo. L'elmo , ideato dall ing. F.Farina fu costruito a Milano in due taglie, il peso della piccola oscillava tra i 1850 gr. contro i 2.250-2.400 gr. della grande. Esistevano varianti con piastre verticali arrotondate. Con varie circolari ministeriali del 1921, 1923 e 1925 si stabilirono i criteri per l'adozione di fregi metallici per gli elmetti di tutte le armi in particolare per gli Adrian. L'elmetto rimase grigio-verde fino agli anni '30, ma con l'avvento del fascismo, negli anni '20 la maggior parte venne dipinta di nero. L'elmo Adrian fu adoperato dalla maggior parte dalle nazioni dell Intesa ma furono molti i paesi che lo impiegarono anche nel dopoguerra.

 

Mod 1909 copricapo Berretto m. 1909 in panno grigioverde impermeabilizzato con fregio che distingueva i diversi Rgt. Il 90° Salerno. Forma a tubo con una visiera con soggolo in cuoio grigioverde senza copri bordo: Numerose le varianti come ad es. la versione a scodellino mod. 1915.

 

Maschera antigas Inizialmente i militari italiani affrontavano i gas con pezze imbevute molte volte della stessa propria urina, in quanto non ancora provvisti di adeguate protezioni. poi arrivarono quantità di respiratori inglesi per arrivare alla polivalente Z a protezione unica. Da gen a dic 1917 questa divenne la preminente pur se soppiantata successivamente. Rimase in quei luoghi dove gli Austriaci non utilizzavano gas combinati cloro-arsine. Era contenuta in scatole di latta, legno o cartone. Le ditte Sanitaria Società Anonima di Giuseppe Pozzi di Busto Arsizio per risparmiare, verso ottobre 1917 produssero queste maschere con custodie di tela da fissarsi al cinturino dell'equipaggiamento.

 

Buffetteria Buffetteria italiana composta da: due paia di giberne m. 1907 in cuoio naturale tinte in grigioverde; cinturino m. 1891 con fibbia arcuata, bretella reggi giberne con ardiglioni, baionetta m. 1891 con borsa in cuoio grigioverde e fodero metallico. In ogni giberna erano contenuti 4 caricatori per Carcano 91 per cui ogni giberna doppia conteneva 8 caricatori per un totale di 48 cartucce. Quindi in conclusione ognuno poteva disporre di 16 caricatori per 36 cartucce più dodici caricatori di riserva tenuti nello zaino. Autonomia complessiva pari a ben 168 cartucce. I caricatori erano distribuiti a pacchetti da tre ciascuno.

 

Tascapane Il tascapane mod. 1907 in tela impermeabilizzata grigia doveva contenere: una pagnotta di pane, un fazzoletto, un paio di calze di lana, gallette e vari generi alimentari in appositi sacchetti, una tazza di latta e alcuni scaldarancio. Quindi una gavetta in lamiera di ferro con copri gavetta contenete un cucchiaio e una forchetta di ferro. Il copri gavetta venne abolito nel maggio 1918 e la relativa tela venne utilizzata per i telini antiriflesso degli elmetti). tre tipi di borracce da un litro.

 

Zaino m. 1907 per armi a piedi. Realizzato in tela impermeabilizzata grigia con rifiniture in cuoio naturale e metalleria brunita. L'involucro centrale doveva contenere due paia di mutande di lana, due camicie di tela, pezze da piede e corredo da fatica in tela bigia, separata da uno scomparto, una pagnotta di pane. La tasca esterna era destinata a contenere il corredo di pulizia per gli scarponi, scarpe da riposo, (poi abolite nel gennaio 1916) il necessario per la pulizia del fucile, borsa di pulizia personale, e un sacchetto di sale. Ogni tasca laterale conteneva due pacchetti di cartucce per il Carcano 91 per un totale di 72 cartucce in 12 caricatori e una scatola di carne. Il coperchio dello zaino era provvisto di due cinturini di cuoio esterni per bloccare il telo della tenda con due bastoni a tubo e mantellina grigioverde. A sinistra la tasca aveva dei cinturini per fermare uno strumento da zappatore.

 

Il retro dello zaino.

 

Scarponi con chiodatura leggera mod 1912 con gambaletto alto. Originalmente realizzati in cuoio naturale poi scuriti con grasso e lucido nero. Numerose le varianti per gli occhielli, ganci e chiodatura. Molto rigidi e se non calzati con pezze rendevano insopportabile il passo del soldato. Trattandosi di cuoio grezzo abbondante era il grasso dato per renderli impermeabilizzanti.

Dal 1916 ad ogni soldato venne fornita una vanghetta. Nell'impugnatura sette tacche numerate distanti una dall'altra 5 cm per misurare e verificare con immediatezza lo scavo compiuto.

 

pistola beretta 1915 in dotazione Ufficiali

Fucile Carcano 1891

Baionetta per Carcano 91

mitragliatrici in dotazione italiane

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