DAI VARI FRONTI
Le note storiche qui scritte, si riferiscono a fatti realmente avvenuti e riportati da coloro che li hanno vissuti in prima persona sul fronte. I Testi di riferimento citati in ottemperanza a quanto previsto dalla normativa del copyright che ci sono stati utili e la cui lettura consigliamo vivamente, sono a nostro avviso fondamentali per approfondimenti storici in quanto esaustivi, precisi e molto ben curati e redatti.
Monte Ortigara
Battaglione Alpini Sette Comuni
Ore 13.
"E' morto Silvagni. Era giunto il 16. Un 75 senza esplodere gli ha portato via la testa mentre chiacchierava e accendeva la sigaretta. E' rimasto un attimo ritto, senza testa, col collo mozzo, trasformato in uno zampillo di sangue e col fiammifero acceso in mano...."
..." Sono state colpite le cucine della 94 esima. Svelti ragazzi, scavate. Qui c'è un piede. Ci potrebbe essere... l'uomo, e può essere vivo. Dio com'è conciato questo. Respira? Si, ma per poco. Cappellano tocca a Lei..." Eccone un altro, già morto. Ecco il terzo. E' svenuto? E' morto. Non aveva nessuna ferita. Era stato sbalzato dallo spostamento d'aria prodotto dallo scoppio lontano una cinquantina di metri.
20 giugno 1917
L'orizzonte era in fiamme. Dallo Zebio a Cima Caldiera, tutte le creste ardono. Dal Colombara all'Ortigara è tutta una vampa. Ho l'impressione che il cerchio di fuoco si restringa, ci avvolga, ci annieti. I feriti giungono così esausti ed atterriti come avessero assistito ad uno spettacolo di sovrumano eccidio.
Dai roccioni del Campanaro gli uomini vengono giù con le funi, a grappoli. Qualcuno corre sul ciglio, qualcuno nella corsa precipita giù e si sfracella. Dio! un 305 in pieno sul posto di medicazione del Battaglione Bassano. Sparisce il fumo e non si scorge che un grande cratere. Povero Congin. Aveva avuto il cambio e non volle lasciare i suoi Alpini fin dopo l'azione. ...
Si passa la valletta. E' una visione terrificante. La terra è solcata, rastrellata, forata da proiettili di tutti i calibri e ogni solco ha la sua sementa umana, ogni solco è stato innaffiato, e abbondantemente, di sangue. Mi ero provato a venire a seppellire tanti miseri e cari avanzi, ma è stato impossibile...."
Il buio è fittissimo... Bisogna tastare il terreno con l'alpenstok, poi con il piede.... Un salto. Dove sarò caduto. Qualcosa di tenero sotto i piedi. Un morto...
Ten. Cappellano Alpino Btg. Sette Comuni Luigi Sbaragli pg. 29 - 49 - 55 - 57 - 58 op. citata
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"... Sul Pasubio. Su di un tratto pianeggiante e sassoso lungo circa 200 metri e largo 80. ... Là nell'autunno del 1916, il sangue scorreva sulle rocce, là giacevano a mucchi i cadaveri: di amici e nemici. Questa piana rocciosa è stata forse, il punto più incandescente nell'inferno della prima Guerra Mondiale. A quel tempo, su quel minuscolo lembo di terra, 200 cannoni e lanciabobme concentrarono per giorni e settimane le loro diaboliche cariche. ... Era anche una macina che ingoiava uomini, nella quale una compagnia dopo l'altra era lacerata e stritolata, sia per conquistare la piana, sia per mantenere l'occupazione..."
(Robert Skorpil op. cit. pag. 10)
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"Si ricordi che per il possesso del Pasubio i combattimenti decisivi si svolsero su uno spazio largo appena 80 metri e che su di esso, in una lotta durata giorno e notte dal 9 al 19 ottobre vennero impiegati, da una parte all'altra, centinaia di combattenti esposti ad un fuoco tremendo di cannoni e di bombarde. ... Il Pasubio rimane per i Kaiserjager e per gli Alpini il monumento di un sacrificio inaudito e di una gloria imperitura."
(Viktor Schemfil op. cit. pag. 147)
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Pasubio
""...Dissimulati tutti come si poteva fra le rocce, nelle brevi conche, immobili per ore e ore in nicchie scavate col favor della notte perchè il corpo disteso potesse più aderire alla terra e sfuggire alla falciata radente. Molte di queste nicchie il colpo nemico trasformava in bare.
I nostri morti del giorno innanzi e i feriti più gravi che non avevano potuto o voluto staccarsi dalle rocce più alte del tragico cono della quota, rotolavano coi nuovi feriti e coi nuovi morti, frammisti coi sassi e coi materiali di ogni genere affluiti nella notte verso la punta estrema ..."
"Nel freddo inverno... ogni tanto qualcuno nel sonnecchiare, nel vigilare, sente che un arto gli pesa come estranea appendice; ne ha sordo fastidio; guardando, lo vede biancastro o livido; allora si deve correre coll'unguento e soffregare il congelato, che non perda una parte di se. Le umide tane dei posti di medicazionesi riempiono di sofferenti che è impossibile sgomberare agli ospedali..." ... noi e il nemico eravamo così assorti nella disperata lotta contro l'elemento, che non si pensava più l'uno all'altro; nelle brevi pause della tormenta dalle due parti spuntavano squadre a sistemare parapetti, vedette a scuoter cappotti, guardafili a provar linee telefoniche."
Sulle Melette
Nel pomeriggio del giorno 4 assistemmo al salire del nemico, sceso dalla falla quota 1441 Tondarecar, per le pendici di Monte Miela e Spil. Era il preludio dell'accerchiamento di Monte Fior e Castelgomberto. Assistemmo al macello dei Battaglioni di Fanteria che tentavano di risalire il Costone di Casera Fontana Nuova per portar soccorso agli assediati del IV° raggruppamento Alpini..."
Dopo due giorni, intorno ad una fontana, i cadaveri battuti dal sole ardente, si gonfiavano in modo orrendo...)
Luigi Regazzola op. cit. pag 52 - 62 - 65 - 78 - 134
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Pasubio
"La neve ai duemila metri di altezza con un freddo di 20 - 25 gradi sotto lo zero (una volta arrivò a - 29°) non è leggera e larga come alle basse quote o nei piani; nè si ammucchia con quella coesione soffice che tutti conoscono. Cade a piccolissimi cristalli, stellette, dure, dure, che si ammassano come la rena, senza fondersi in uno strato solo. Quando soffia il vento, questi cristalli turbinano come il polverone d'estate in pianura. Se il vento urla con violenza, allora la tormenta acquista le stesse proporzioni di una tempesta di sabbia nel deserto. Solleva addirittura montagne di neve, le sposta, le cambia e le precipita giù dai canaloni, coprendo sentieri e camminamenti, seppellendo trincee e ricoveri..."
(Michele Campana, op cit. pag. 105)
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Pasubio
Morti, dovunque morti: sulla strada, che tutti calpestano orrendamente morbidi; per i canaloni semi sepolti dai detriti che cadono; sotto le rocce; e qualcuno, ucciso sulla quota, man mano il salire e scendere della gente percotendolo e sospingendolo lo fa calare; uno, abbandonato alla testa di un canalone, era due giorni dopo tumefatto ..."
Pirro Marconi op cit. pag. 80
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Maggio 1916
Comunicato alla 1 Armata del Ten. Generale Pecori Giraldi
Soldati della Prima Armata.
Pare si presenti la desiderata occasione di venire attaccati dal nemico. Persuasi che ogni sforzo sarà fatto per ributtarlo vittoriosamente rammento che Patria, Esercito, Alleati, ci guardano fiduciosi. Sarò lieto di premiare il valore, l'attività, lo spirito di sacrificio; ma sarò altrettanto inesorabile nel punire gli atti di debolezza o qualsiasi mancanza al proprio dovere. Confido appieno che i Comandanti, ciascuno nella propria sfera d'azione sapranno fermamente volere ed efficacemente ottenere che le energie di tutti siano poste in opera con il massimo vigore.
R.E.I.
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Leggendo uno dei tanti testi delle diverse collane, e nei diversi approfondimenti, mi viene ora alla mente scrivendo, un fatto che evidenzia ancora una volta quanto immane fu la tragedia consumatasi in questa terribile guerra.
Giugno del 1916. Le borracce erano oramai vuote. Gli ultimi sorseggi e poi la fine dell'acqua e l'inizio della sete. Non una fontana nelle quota in cui si era. Innumerevoli le marce e gli spostamenti sotto il sole e la calura. La divisa, lo zaino, il fucile, l'equipaggiamento, rendevano ancor più faticose le salite. E il sole seccava le labbra. Dopo ore e ore e giorni, la sete era sempre più sentita tra il Battaglione. Scendendo nel vallone di Foppiano ci sarebbe stata una fontana di acqua. L'Alpino Giuseppe V. non resistette e nonostante l'amico Silvio R. lo sconsigliasse di recarvisi, egli ugualmente non ascoltò che il solo desiderio suo di bere. Non volle sentire ragioni e neppure la vista dei cadaveri tumefatti sotto il sole che giacevano vicino a quella fonte a testimonianza del pericolo e della morte che era in agguato lo fermò e lo fece desistere. Quell'Alpino fece ritorno alla sua compagnia ferito gravemente da un cecchino austriaco che appositamente appostato, consapevole dell'importanza che quella fonte ricopriva per gli assetati, attendeva paziente come un ragno nella sua ragnatela la preda. Il suo colpo pur non immediatamente mortale, lasciò ugualmente il segno. Trascorse del tempo prima che dei suoi commilitoni riuscissero a carponi a toglierlo dagli altri cadaveri per portarlo al posto di medicazione, dove purtroppo morì in tre giorni di agonie. Quella fontana ancora presente nel vallone, venne denominata la fontana della morte.
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Opere bibliografiche citate
Luigi Sbaragli Sepolti nei nostri cuori Input edizioni Historica mag 2006
Skorpil Robert Pasubio 1916 - 1918 Mursia Milano 1977
Schemfil V. La Grande Guerra sul Pasubio Ghedina, Cortina 1978
Luigi Regazzola Battaglione Monte Berico (Btg. l'Aquila) 10° Rgt Alpini Roma 1937
Michele Campana a cura di A. Massignani Un anno sul Pasubio Rossato VAldagno 1993
Pirro Marconi il Battaglione Monte Berico S.A.I. Roma 1923
Comunicati del Regio Esercito