COL BASSON


La Storia
A Treviso appena iniziato il conflitto, furono in molti coloro che vennero richiamati, ma altrettanti i volontari, tutti convinti che la guerra sarebbe durata poco e che al successivo raccolto sarebbero ritornati. Venne così a costituirsi la Brigata Treviso con il 115 e 116 battaglione. Il Comando Italiano, appena tre mesi dopo l'inizio del conflitto, pensò ingenuamente, dimostrando la sua consueta incapacità, di poter affrontare il Col Basson quale punto strategico da valicare, per ottenere, a seguito di una facile vittoria, la via per Trento. Nella realtà, forti delle esperienze vissute già da un anno di guerra (1914-1915) gli Austriaci ben prepararono le loro difese con doppie se non triple linee di trinceramento. Sarebbe bastata una accurata vista dall'alto con fotografie prese da un aereo in ricognizione, per rendersi conto dell'omicidio plurimo perpretato ai danni dei nostri poveri soldati mandati a sicura morte inviando al massacro così tante giovani vite inutilmente. Chiunque oggi vada a visitare il Basson e lo osservi da dietro le trincee di seconda e terza linea accanto al dominio dei forti posizionati in alto, potrà sincerarsi di tali incapacità dimostrate dal comando italiano oltre al senso di incredulità che certamente pervaderà nel pensare all'assurdità di tali ordini impartiti. La stessa identica sensazione purtroppo che ognuno poi proverà nel percorrere l'Ortigara, il Pasubio, le Melette, ecc. Da sempre in alto gli Austriaci barricati in postazioni difensive inespugnabili, e gli Italiani che da sotto salivano per farsi massacrare senza una debita e attenta copertura minima. Si ripropone quindi nel Col Basson la prima "mattanza" dall'inizio del conflitto, alla quale poi altre ne arriveranno purtroppo numerose, seguendo sempre il solito triste copione tracciato quale epilogo. Le artiglierie italiane iniziarono una preparazione all'assalto del Col Basson colpendo ripetutamente i forti a difesa, soprattutto quello di Luserna
che era il più vicino e pericoloso a questo Colle. Ciò nonostante anche gli altri lungo la linea del Basson furono violentemente colpiti (Il forte Cima Vezzena, Busa Verle). Il pensiero, mai confermato concretamente grazie ad una visione reale, che da tali bombardamenti i forti fossero stati danneggiati seriamente a tal punto da renderli quasi inoffensivi, condusse il comando generale a preparare l'attacco, ignaro che nel campo oggetto della battaglia vi erano altresì tre linee ben assestate di trincee coperte da intricatissimi fili spinati e da numerosi battaglioni ben armati dove presenti vi erano le micidiali schwarzlose
Nel frattempo (compreso l'imminente attacco) arrivarono nuove batterie agli Austriaci ancor più micidiali quali furono i 105 e 152 con obici da 30,5 che distrussero immediatamente con precisi tiri, il forte Verena e di Campolongo. Alla riunione antecedente all'attacco tra gli Ufficiali venne fatto presente dal Col. Riveri che a causa distruzione di questi forti sarebbe mancata una adeguata copertura delle artiglierie contro gli appostati Austriaci, e che non vi sarebbero stati quindi varchi aperti che potessero permettere l'avanzata. Così il Generale Oro che partecipò alle guerre risorgimentali con il grado di sottotenente per poi avanzare di carriera nell'Unità d'Italia e altre, ancorate agli schemi di battaglie rigide come fossero i tempi napoleonici, arrivato come tanti altri incapaci a comandare nella Grande Guerra, rispondeva alle giuste osservazioni del Colonnello che valorosamente combattè la guerra di Libia secondo nuovi schemi, che i reticolati si sarebbero dovuti aprire con i denti o con i petti. Già questa risposta fornita dà il senso di chi comandava i nostri poveri soldati e in quali mani essi si trovarono. All'attacco sarebbe andata: la Brigata Ivrea e Btg. Alpini Val Brenta contro il Vezzena, Verle. Il 115 Treviso a cui si sarebbe poi aggregato il 116 avrebbe dovuto dirigersi al Basson. Se vi fosse stata l'occasione tutto il Reggimento contro il Basson considerando che da Campo Rosà al Costesin vi sarebbe stata una artiglieria divisionale spostata appositamente.
24 agosto 1915 ore 23:00
I Fanti dell'Ivrea e gli Alpini della Val Brenta iniziano l'attacco, mentre il 115° è pronto all'attacco del Basson. La ovvia micidiale difesa del Vezzena - Verle, portò il comando dell'Ivrea a fermarsi nel Bosco Varagna, lasciando pertanto intatto e immutato l'assetto difensivo e di attacco di questi forti. Qui si doveva informare subito e con immediatezza che tali non furono occupati come previsto, al fine di impedire l'attacco sul Basson. Cosa che purtroppo non avvenne. Nella convinzione che il piano previsto stesse andando a buon fine, gli esploratori e guastatori del II e III btg. avevano aperto alcuni varchi lungo i reticolati. La V e VIII Cp erano avanti e di rincalzo attendeva la VI e VII mentre tutto il III Btg. si schierava a sx del II ammassate tutte a Casera Bisele (ora Bisele di sopra a quota 1383), mentre il I btg in retrovie al coperto nel bosco. Sentito che i varchi erano aperti, iniziavano a muoversi la V e VIII Cp del II Btg. Arrivarono ad occupare le prime trincee. Il Col. Riveri credendo fosse questo il giusto momento, vista la conquista, decise di ordinare l'attacco, guidato dal trombettiere e dalla marcia reale suonata da strumenti nascosti nel bosco. Una scena che aveva dell'inverosimile, irreale. Sembrava si rivivesse ancora una battaglia risorgimentale o peggio napoleonica secondo i vecchi e superati schemi. Tutti avanzarono in una mischia e confusione unica. L'incapacità dei comandi italiani fu tanta che tale avanzata venne decisa in una notte dove in alto a far luce vi era la luna piena senza presenza di nuvole. I forti ancora efficienti con i loro riflettori di Luserna, Verle accanto a quelli posizionati a Costalta di Vezzena, oltre ai numerosissimi razzi illuminanti, fecero invertire la notte al giorno. Allo scoperto, questi soldati, in piena luce, furono martoriati da scoppi incessanti di proiettili di artiglieria di sbarramento e da numerosi tiri incrociati che arrivavano da decine di mitragliatrici posizionate e fucilieri ben addestrati al tiro, dislocati nella terza trincea Basson e in quelle presenti in Costalta. Anche avessero superato queste invalicabili posizioni ad attendere tutti poi vi sarebbero state le due insediosissime trincee posizionate su Millegrobbe tra il Basson e il forte Luserna. Uno dopo l'altro cadevano tutti nell'avanzare. Il Ten. Col. Marchetti, il Sottotenente De Biasio. Gravemente mutilato il Sottotenente Dino Dalla Verde di Vittorio Veneto, il Tenente Botteselle di Col San Martino e Carcano di Conegliano. All'alba il Reggimento non essendo riuscito a procedere nell'avanzata più diurna che notturna, si trovò bloccato e sotto il tiro sempre più marcato e preciso degli Austriaci. Le artiglierie dei forti Luserna, Busa Verle, e Vezzena a distanza di 200 mt colpivano senza errore. Anche il Col. Riveri venne colpito. Gli Austriaci nel frattempo ebbero rinforzi e iniziarono a contrattaccare. Dal trincerone conquistato i soldati italiani ricevuto l'ordine vista l'ecatombe e l'impossibilità ad avanzare ancora, iniziarono a ripiegare sotto un ulteriore ed incessante fuoco rivolto loro contro. In questi frangenti la Bandiera di guerra venne salvata a costo della vita da ardimentosi Fanti del Treviso, dalla presa degli Austriaci. La presa di una Bandiera di Guerra rappresenta il massimo disonore per un Reggimento. Il Colle si riempì sempre più di nuovi arrivi Austriaci accorsi che scendevano dallo stesso per far prigionieri. Ebbe così termine l'ultima battaglia risorgimentale comandata da incapaci e incompetenti che dietro a Km. di distanza, seduti nelle loro comode sedie, mandarono al massacro inutilmente 1048 soldati e 48 ufficiali. In lutto Treviso e Paesi di provincia, Belluno, Sacile e Pordenone. Tutto accadde in questi pochi metri di terreno.
Per rendersi conto di come sia stata possibile questa carneficina è necessario recarsi sul posto. Impossibile non rimanere ammutoliti nel rendersi conto di cosa fu. Gli Italiani che ancora non conoscevano le difese Austro Ungariche basate su trincee, reticolati, e nidi di mitragliatrici, vennero inviati all'assalto senza che fosse stata prima eseguita una attenta perlustrazione. In una notte con la luna piena. Partiti poco prima da Treviso in una sola notte praticamente quasi tutto il reggimento del 115 Treviso venne annientato. Osservando queste fotografie si può comprendere perchè. Gli Italiani partendo dal basso e dalla malga salirono verso il colle dove ad attenderli c'erano delle avanzate con allestiti di fronte a loro protezione, innumerevoli cavalli di frisia e reticolati. Non appena riuscirono a superare a costo di infinite perdite la prima linea nemica, questi si trovarono quasi in cima, dove ad attenderli c'erano altre numerose postazioni di mitragliatrici. La luna piena e i fari dei forti Luserna ad esempio che oltretutto sparava con i suoi cannoni sull'avanzare, fece di quella avanzata la prima di una lunga serie di impressionanti carneficine mai viste. Si noti come le fotografie riprese dall'alto del Colle all'interno di quelle postazioni, siano esaustive di cosa si trovarono ad affrontare i poveri Fanti del 115. Inevitabile fu la loro sorte. Consiglio vivamente la visita per rendersi conto di tutto questo. Inoltre, impossibile non essere certi di calpestare una Terra Sacra dove sicuramente in quel tratto più Volti e Vite che speravano in un futuro vennero così tragicamente spezzate in un sol decimo di secondo. E' impressionante come da quella Terra e luogo si possa immaginare con la mente quale ecatombe di sacrificio e sofferenza si sia consumato in quel breve spazio. La sensazione nel camminare è quella che si vorrebbe essere alzati dal suolo, in quanto, vista l'estensione limitata e le linee ben marcate tanto delle buche delle bombe esplose, quanto delle postazioni delle mitragliatrici e delle trincee, si è consapevoli di sporcare con le proprie scarpe e persona un suolo intriso di urla e sangue. Infatti, si immagini come 1.091 persone coprirono cadendo certamente quel tratto che vedete in fotografia. Da qui una certezza. Non vi è zolla che non possa raccontare gli ultimi attimi di quei baldi giovani che andarono eroicamente incontro alla morte sicura. Ogni cm del proprio camminare calpesterà certamente una Terra Sacra intrisa di sangue. Una sensazione da brivido che pervade salendo, osservando e capendo. Soffocante se poi ci si immedesima a quello che fu. Onore ai Caduti del Basson.
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Se anche avessero superato il Col Basson ad attenderli vi sarebbe stata la seconda e terza tricerona presente tra il Basson e Forte Luserna a Millegrobbe |
Circolo Ufficiali Austriaci presente nelle vicinanze del Cimitero di Costa Alta



il Col Basson. si notino le buche sulla cima delle esplosioni
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